Scritti
2024
Indagine surreale, MAGMA X CENTRO POMPIDOU
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PERCHÉ SCRIVI? LA POESIA È UN CANTO, UN GRIDO, UN VAPORE O UNA RABBIA LA POESIA MI SALE ALLA PUNTA DELLE LABBRA – TU, ORECCHIO COSÌ LONTANO! MA SE, AL DI LÀ DI TUTTI I SUOI CONFINI IL TESTO QUI SOPRA, PUBBLICATO SU “PROSÉSIES ÉCRITES” DEL 1963, FA RIFERIMENTO A QUESTO- PERCHÉ IL CORPO DELLA LETTERA, IL CORPUS DELLA SCRITTURA, INCONTRI UN ALTRO CORPO ALLORA |
2023
ORLAN, in “ORLAN“, “L’aspetto barocco nella mia opera“, Hatje Cantz, pp. 117-119
ORLAN, a cura di Ariane Coulondre,“Germaine Richier”, catalogo della mostra, Centre Pompidou, pp. 190-191.
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NEL MONDO DELLE SCULTURE DI GERMAINE RICHIER, LE SCULTURE RAPPRESENTANO PER LO PIÙ DONNE, SÌ, MA DONNE IBRIDE, E QUESTO MI COLPISCE PER IL SUO RIFERIMENTO ALLE MIE STESSE OPERE DI AUTO-IBRIDAZIONE (PRECOLOMBIANE, AFRICANE, AMERICANE, CINESI…) QUESTE SCULTURE SONO PER METÀ SCULTURE DI DONNE E PER METÀ SCULTURE DI INSETTI: MANTIDE RELIGIOSA, CAVOLARO, RAGNO… MA TRA TUTTE LE SCULTURE CHE MI INTERESSANO, C’È IN PARTICOLARE IL CAVALLO A 6 TESTE CHE NON È UN IBRIDO, MA È MOLTO STRANO, MOLTO PARTICOLARE. QUESTO CAVALLO A 6 TESTE MI COLPISCE PARTICOLARMENTE: SEMBRA CHE SI IMPALZI, CHE DANZI, E LE 6 TESTE SOFFRONO E URLANO, E ALCUNE STANNO A MALAPENA IN PIEDI. STANNO IN PIEDI «PER UN CAPELLO», APPESE A UN FILO SONO FERITE, PRONTE A CADERE 1 POICHÉ SI TRATTA DI UN’ARTISTA DONNA CHE È STATA SUBITO RICONOSCIUTA, NESSUNO L’HA TRATTATA COME DI SOLITO SI TRATTANO LE DONNE E LE ARTISTE. TUTTE QUESTE SCULTURE NON SONO FATTE PER SEDURIRE LE DONNE-INSETTO SONO PRONTE A MUOVERSI E LA DONNA-GALLO È ADDESTRATA: HA IL SENO E LE ALI, E LA CRESTA È APPENA ACCENNATA, PICCOLA È GRANDE, COME DICE IL TITOLO 2 È IL PIÙ GRANDE, PIÙ GRANDE DEL CAVALLO, PIÙ GRANDE DELL’IDRA A TRE TESTE, PROPRIO COME LA MIA AUTO-IBRIDAZIONE AFRICANA: MASCHERA TRICEFALA OGONI DELLA NIGERIA E VOLTO MUTANTE DI UNA DONNA FRANCESE-EUROPEA. IL CAVALLO SI ALLONTANA, GALOPPA FUORI DA UN INCUBO, SEMBRA GIÀ DISTRUTTO, NELLA TEMPESTA E NEL TEMPO. SI PERCEPE CHE STA PER DISGREGARSI, SENTE L’AVVICINARSI DELLA MORTE, DA CUI CERCA DI SCAPPARE MA È SOLO MATERIA, NELLA SUA MATERIA, IN QUESTO VISIBILE. È UN MISTERO CHE CI AFFASCINA, CI FA RIFLETTERE, SULLE TRACCE DEL TEMPO, SULL’EROSIONE DEI CORPI. ORLAN |
ORLAN, a cura di Brigitte Benkemoun, “Dora Maar, segreti dall’atelier“, Dilecta.
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FINORA IL MONDO DELL’ARTE SI È INTERESSATO SOPRATTUTTO A DORA MAAR COME FOTOGRAFA. PERÒ HA SMESSO MOLTO PRESTI DI FARE FOTOGRAFIA. HA DIPINTO E DISEGNATO PER QUASI 50 ANNI. SENZA SUCCESSO, MA SENZA MAI SMETTERE DI LAVORARE. NON È FORSE QUESTO IL SEGNO DI UNA VERA ARTISTA? A PRIMA VISTA, SEMBRA CHE DORA MAAR SI SIA IMPOSTA DI NON DIPINGERE PER DISTINGUERSI DA PABLO PICASSO. E NELLA SECONDA FASE DELLA SUA VITA, CHE SI SIA SOTTOPOSTA ALLA SUA INFLUENZA. IL MONDO DELL’ARTE SPESSO RIDUCE GLI ARTISTI A UNA SOLA PRATICA, QUELLA PIÙ SIGNIFICATIVA E PIÙ MEDIATIZZATA. PER ESEMPIO, MI METTONO SPESSO NELLA CATEGORIA “ARTISTA PERFORMER”, PERÒ SONO UN’ARTISTA MULTIMEDIALE CHE NON È VINCOLATA A UN MATERIALE, A UNA PRATICA ARTISTICA, A UNA TECNICA O A UNA TECNOLOGIA, SIA ESSA ANTICA O CONTEMPORANEA. UTILIZZO A VOLTE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, LA ROBOTICA, LA REALTÀ AUMENTATA, GLI NFT, LA SCULTURA IN MARMO DI CARRARA, IN RESINA, CON LA STAMPA 3D, IL VIDEO, LA FOTOGRAFIA, LA COLTURA DELLE MIE CELLULE, DELLA MIA FLORA ORALE, INTESTINALE E VAGINALE, LA CHIRURGIA PLASTICA, LA PITTURA, IL DISEGNO, LE INSTALLAZIONI, LA MUSICA, LA SCRITTURA…
NELL’ARTE DI DORA MAAR, POLITICA ED ESTETICA SI INTRECCIANO ATTRAVERSO LA RICERCA DEL MERAVIGLIOSO, DELLA MAGIA URBANA, DELL’INCONGRUENZA. PER LE STRADE, SPESSO UNISCE LA FOTOGRAFIA SOCIALE A TOCCI SURREALISTI. NONOSTANTE LA SUA CONSAPEVOLEZZA POLITICA, SEMBRA CHE NON RIESCA A COMPRENDERE CHE NELLA SUA VITA IL CORPO È POLITICO, CHE LA SFERA PRIVATA È POLITICA, CHE TUTTO CIÒ CHE SI FA È POLITICO. E MI RIBELLO VEDENDO IL DISASTRO, L’ANGOSCIA CHE POTREBBE AVERLA SPINTA, A FARLA PASSARE DA QUELLA COSCIENZA POLITICA ALL’ANTISEMITISMO, E A DIVENTARE UNA RANA DA BANCONE CHIUSA IN SE STESSA. SEMBRA CHE SIA PASSATA DA UNA DIPENDENZA DAL SUO DIO SULLA TERRA: PABLO PICASSO, A UNA DIPENDENZA DA UN DIO VIRTUALE. CI SI POTREBBE CHIEDERE: «E SE NON AVESSE INCONTRATO PICASSO?», «E SE NON AVESSE ACCETTATO QUELLA SITUAZIONE TOSSICA?» E «SE AVESSE AVUTO LA FORZA DI LASCIARLO?» COME SAREBBE ANDATA LA SUA VITA? E LA SUA OPERA?
NEGLI ANNI ’80, DORA MAAR TORNA A FARE FOTOGRAFIA SENZA MACCHINA FOTOGRAFICA, RIUTILIZZA I SUOI NEGATIVI DEGLI ANNI ’30, LI GRAFFIA, LI RICOPRE DI GUACCO O DI INCHIOSTRO. LA SUA FOTOGRAFIA DIVENTA SUPPORTO PER LA SUA PITTURA. IL CERCHIO SI CHIUDE. L’ARTISTA «NON ABANDONA LA SUA FOTOGRAFIA», LA FA EVOLVERE, LA TRASFORMA IN UN MEDIO ESPRESSIVO. ALCUNI FOGLI SI DISTINGUONO PER LA LORO FRAGILITÀ PUNTINISTA.
DOPO AVER COLLABORATO CON PABLO PICASSO A “GUERNICA”, DORA MAAR HA SMESSO DI FARE FOTOGRAFIA, PUR ESSENDO QUELLA LA SUA GRANDE PASSIONE, PER DEDICARSI ALLA PITTURA. CON QUESTA DECISIONE HA ASSECONDATO I CONSIGLI E LE INSISTENZE DI PABLO PICASSO, CHE CONSIDERAVA LA PITTURA L’ARTE PER ECCELLENZA. HA COSÌ ABANDONATO LA SUA ARTE PREFERITA E TUTTE LE SUE ATTIVITÀ FOTOGRAFICHE, IN CUI SI DISTINGUEVA ED ECCELLEVA. MA È A PARTIRE DAL DOLOROSO ADDIO A LUI E FINO ALLA SUA MORTE CHE AVRÀ INIZIATO A DIPINGERE.
L’OPERA PITTORICA DI DORA MAAR È RIMASTA POCO CONOSCIUTA FINO ALLA VENDITA POSTUMA, ORGANIZZATA NEL 1998-1999, CHE HA PERMESSO AL PUBBLICO E AGLI ESPERTI DI SCOPRIRE UNA PRODUZIONE MOLTO PERSONALE CHE NON AVEVA MAI LASCIATO IL SUO ATELIER. DA QUEL MOMENTO IN POI I PREZZI DELLE SUE OPERE SONO SALITI IN MODO ESPONENZIALE. SE DORA MAAR NON VIENE CONSIDERATA SENZA DUBBIO UNA GRANDE ARTISTA NELLA SUA PRATICA, PROBABILMENTE È PERCHÉ IL MODO IN CUI SCRIVIAMO LA STORIA DELL’ARTE È PERVASO DA UNA VIOLENTA MISOGINIA. SE PABLO PICASSO NON È SOLO UN CARNICIERE DISUMANO MA ANCHE UN GRANDE ARTISTA DI CUI NON SI SMETTE MAI DI CITARE IL NOME, ALLORA DORA MAAR NON È SOLO UNA DONNA CHE PIANGE, È UN’ARTISTA, UNA DONNA CON UN IMPEGNO POLITICO INDISPENSABILE CHE, grazie alla sua influenza sugli uomini e sulle donne del suo tempo, è riuscita a migliorare la coscienza sociale di tutti e tutte. Viviamo ancora oggi grazie ai benefici, I CAMBIAMENTI PARADIGMATICI E SIGNIFICATIVI CHE SONO SCATURITI DA LEI ATTRAVERSO L’ISPIRAZIONE CHE ALTRI SI SONO APPROPRIATI.
I DISEGNI QUI PRESENTATI PER LA PRIMA VOLTA SONO LA TESTIMONIANZA DI QUESTO LAVORO QUOTIDIANO. COSA NE PENSI DI DORA MAAR COME DISEGNATRICE?
DOPO LA ROTTURA CON IL PITTORE A METÀ DEL 1945, DORA MAAR SPROFONDÒ IN UNA PROFONDA DEPRESSIONE E FINÌ RICOVERATA IN UN MANICOMIO. LÌ SUBÌ TRATTAMENTI VIOLENTI, IN PARTICOLARE GLI ELETTROSHOCK, CHE PERÒ ALL’EPOCA ERANO VIETATI! E SEGUÌ UNA CURA PSICOANALITICA CON JACQUES LACAN. DIVENTA QUINDI UNA CATTOLICA PRATICANTE E, DURANTE LE SUE MESSE QUOTIDIANE, RIEMPIE I SUOI QUADERNI DI DISEGNI DI VETRATE. ORIENTATA VERSO LA RELIGIONE CATTOLICA, VIVE UN’ESPERIENZA QUASI MISTICA CHE INFLUISCE SULLA SUA OPERA PITTORICA. DIPINGE QUEGLI ANNI DEL DOPOGUERRA COSÌ DOLOROSI CON TONALITÀ CREPUSCOLARI DA CUI A VOLTE SPUNTANO RAGGI DI LUCE.
IL DISEGNO CHE RITRAE PICASSO CON GLI OCCHI SFONDATI È OVVIAMENTE COLPENTE, COME QUEL DISEGNO REALIZZATO IN UN ALBERGO DOVE DORA MAAR ALLOGGIAVA CON PABLO PICASSO E DOVE SI RITRAE SEDUTA A UN TAVOLO MENTRE SI TRASFORMA LETTERALMENTE IN UN MOBILE. SI RENDONO CONTO DI ESSERE STATA UN OGGETTO.
«LE DONNE SONO MACCHINE DA SOFFERENZA, DICEVA PICASSO. PER ME DORA È SEMPRE STATA LA DONNA CHE PIANGE. È SEMPRE STATA UN PERSONAGGIO KAFKANO.» È COSÌ CHE VEDI DORA MAAR?
PABLO PICASSO CONOSCE BENISSIMO IL TALENTO DELLA SUA AMANTE E SE CONSIDERA TUTTE LE DONNE COME MACCHINE DA SOFFERENZA, CÈ PERCHÉ LUI STESSO È UNA MACCHINA A FAR SOFFRIRE, COME MOLTI UOMINI, SOPRATTUTTO DELLA SUA EPOC (ANCHE SE QUESTO CONTINUA ANCORA OGGI). VOLTAIRE HA DETTO: «LA DONNA PUÒ ESSERE SOLO MOGLIE E MADRE, ALTRIMENTI È UN MOSTRO». LA INSERISCI NELLA FIGURA PERPETUA DELLA DISCREZIONE, DELLA MADRE, DELLA GENITRICE, DELL’AMANTE, DELLA DONNA FRAGILE, DOLCE, CHE RIMANE NELL’OMBRA A PARLARE POCO, A VOCE BASSA E DOLCE, IN MODO DA FARSI SENTIRE A MALAPENA E SEMBRARE UNA CREATURA FRAGILE E STANCA, UN BAMBINO, UN’ETERNA SOTTOMESSA, MUSA, IMMAGINE INERTE, MODELLO DI RINUNCIA A SE STESSA «A FAVORE DEL BENE COMUNE, DELL’ALTRO, DELL’UOMO»… ED È INCREDIBILE VEDERE COME QUESTI STEREOTIPI E QUESTE IDEE SIANO ANCORA COSÌ RADICATI OGGI, E COME ALCUNE DONNE CONTINUINO AD ALIMENTARE QUESTA IMMAGINE. SOPRATTUTTO IN UN PAESE CHE LASCIA LIBERA SCELTA! VIVIAMO IN UNA SOCIETÀ DOMINATA DAL PENSIERO MASCHILE, CHE TENDE A IMPORRE UN CERTO TIPO DI BELLEZZA E UN COMPORTAMENTO, UNA GESTICOLAZIONE FEMMINILE, IN BASE AI PROPRI DESIDERI, PER VEDERLA COME UNA MADRE E ASPETTARSI DA LEI UNA SOTTOMISSIONE LATENTE.
PURTROPPO, QUESTO TITOLO, QUESTA DENOMINAZIONE DI “DONNE CHE PIANGONO”, ASSEGNATA AI RITRATTI DI DORA MAAR DIPINTI DA PICASSO, LE È RIMASTA ATTACCATA ADDOSSO PER TUTTA LA VITA, limitandole all’immagine di una donna oggettificata e destrutturata dal grande maestro.
LE RAPPRESENTAZIONI DEL VISO DI DORA MAAR RIVELANO I SUOI SENTIMENTI NEI CONFRONTI DI UN MONDO CHE SI AVVIA VERSO LA GUERRA. È UN SINTOMO DI UN SISTEMA PATRIARCALE VIOLENTO E BELICOSO. ENTRAMBI AFFRONTANO LA GUERRA, SULLE TRACCE DI UNA PASSIONE CHE PER DORA MAAR È AL TEMPO STESSO DIVORANTE E DISTRUTTIVA. LA LASCERÀ NEL 1945 PER FRANÇOISE GILOT, CHE, A DIFFERENZA DI DORA MAAR, DIPINGERÀ COME UN FIORE LUMINOSO E SOLARE… FRANÇOISE GILOT È L’UNICA DONNA CHE HA AVUTO IL CORAGGIO DI LASCIARLO E DI SCRIVERE, DI DENUNCIARE QUESTE AZIONI E IL SUO COMPORTAMENTO NEI CONFRONTI DELLE DONNE CHE HANNO INCROCIATO LA VITA DI PICASSO AL SUO POSTO. MI CHIEDO COME FACCIA LE ALTRE DONNE, E IN PARTICOLARE DORA MAAR, AD ACCETTARE PER COSÌ TANTO TEMPO DI ESSERE MANIPOLATE, TORMENTATE E FERITE DA PICASSO SENZA ANDARSENE. FORMARONO COPPIE PATOLOGICHE MASO/SADO.
LA TUA MOSTRA AL MUSEO PICASSO SI CHIAMAVA «LE DONNE CHE PIANGONO SONO ARRABBIATE». NELLA COLLEZIONE ESPOSTA QUI, SI SCOPRE PER LA PRIMA VOLTA UN RITRATTO DI PICASSO DISEGNATO DA DORA MAAR, A CUI HA FORATO UN OCCHIO FINO A TRAPASSARE LA CARTA. È RABBIA O SOFFERENZA?
QUESTO DISEGNO DI PICASSO, REALIZZATO DA DORA MAAR, È UNA SUBLIMAZIONE, NEL SENSO RILKHIANO DEL TERMINE, DELLA GUARIGIONE E DELLA GIUSTIZIA VISIVA PER IL FUTURO. È UN SEGNO CHE TESTIMONIA UNA RABBIA INFRENNABILE, FINALMENTE LIBERATA, CHE ALL’EPOCA NON ERA STATA GIUDICATA. È UNA VENDETTA DELL’INCONSCIO ED È UNA PRESA DI CONSAPEVOLEZZA DEL SUO RIFIUTO DI VIVERE UNA SITUAZIONE DEL GENERE. MOLTO PIÙ CONSAPEVOLE DELLA MISERIA DELL’ETEROSESSUALITÀ, È INUTILE DIRE CHE DORA MAAR DISEGNA QUI I TRATTI DELLE SUE PIÙ GRANDI PULSI VITALI. È SOPRATTUTTO PER QUESTA SUBLIMAZIONE SOCIALE CHE METTO IN DISCUSSIONE LA POSIZIONE DELLA DONNA NELLA SFERA ARTISTICA CONTEMPORANEA E RIFLETTO SULLO STATUS DEL CORPO ATTRAVERSO TUTTE LE PRESSIONI CULTURALI, TRADIZIONALI, POLITICHE E RELIGIOSE CHE SI RIFLETTONO IN MODO PARTICOLARE NEI CORPI DELLE DONNE.
MI SONO INTERESSATA A QUESTE DONNE CHE SONO STATE MODELLE, FONTI DI ISPIRAZIONE, MUSE, MODELLE, DONNE NELL’OMBRA E QUINDI SIMILI A OGGETTI. RIPRENDENDO I TRATTI IN LACRIME DI DORA MAAR O DI JACQUELINE ROQUE DIPINTI DA PABLO PICASSO E INSERENDOCI I MIEI OCCHI SPORGENTI, IL MIO NASO STORTO, le mie orecchie al contrario, la mia bocca che urla mostrando i denti pronti a mordere. HO VOLUTO CHE SI VEDESSE L’INIZIO DELLA LORO RIVOLTA, L’INIZIO DELLA LORO EMANCIPAZIONE. INSERISCO FRAMMENTI DEL MIO VOLTO, COMPRESA LA MIA BOCCA CHE URLA, PERCHÉ LA RABBIA SI ESPRIMA NELL’OPERA.
QUESTE OPERE NON LE HO CREATE PER METTERE SOTTO ACCUSA PABLO PICASSO E/O DORA MAAR, DATO CHE LORO NON POSSONO PIÙ DIFENDERSI.
HO VOLUTO FAR PASSARE QUESTA DONNA DA OGGETTO A SOGGETTO. LE MIE CREAZIONI, TUTTE POLITICHE E FEMMINISTE, SI BASANO SU UNA RICERCA VISIVA DI VOLTI CHE ESPRIMONO ORRORE, PAURA E GRANDEZZA. PABLO PICASSO OGGETTIFICA DORA MAAR. RILEGGO LA SUA OPERA, LA METTO IN DISCUSSIONE PER RIPORTARE LA DONNA-SOGGETTO AL CENTRO. SI TRATTA DI STIMOLARE, DI INCORAGGIARE LE DONNE DI OGGI A NON SOPPORTARE PIÙ, A LIBERARSI, EMANCIPARSI, SENTIRSI LEGITTIME, UNA VOLTA PER TUTTE, USCIRE DALL’OMBRA FACENDOSI SENTIRE A VOCE ALTA E FORTE!
JOHN RICHARDSON, BIOGRAFO DI PICASSO, RITENEVA CHE LA RELAZIONE TRA PICASSO E DORA MAAR FOSSE SOPRATTUTTO DI TIPO SADOMASOCHISTA. SEI D’ACCORDO CON LUI?
«NON CAPIRAI NULLA DI DORA MAAR SE DIMENTICHI CHE ERA PRIMA DI TUTTO UNA MASOCHISTA», AFFERMA JOHN RICHARDSON, GRANDE BIOGRAFO DI PABLO PICASSO (MORTO A MARZO 2018) E CHE L’HA CONOSCIUTA FINO ALL’ULTIMO. IL BIOGRAFO DI PICASSO, A QUANTO PARE, NON RIUSCISCE A VEDERE AL DI LÀ DEL MISTERO CHE AVVOLGE QUESTA FIGURA DI FORTE PERSONALITÀ. POSSIAMO CHIEDERCI SE QUESTO UOMO SIA DAVVERO LA PERSONA GIUSTA PER INFLUENZARE IL DIBATTITO E L’IMMAGINE CHE POTREMMO AVERE DELLA COPPIA? DEFINIRE DORA MAAR COME MASOCHISTA NON RISOLVE LA MONSTROSITÀ ETICA CHE RAPPRESENTA PABLO PICASSO
LE MUSE SURREALISTE SPESSO METTONO IN SCENA I LORO INCONTRI CON I MAESTRI, MANIPOLANDO L’INTERESSE CHE SUSCITANO. CONSAPEVOLI DELLE POSSIBILI RELAZIONI CON QUESTI UOMINI, GIOCANO CON IL LORO FASCINO PER ATTIRARE LA LORO ATTENZIONE, PER AFFERMARSI COME FIGURE CHE CONQUISTANO. FORSE, A QUELL’EPOCA, QUESTA POSIZIONE ERA MEGLIO DI NESSUNA POSIZIONE. LORO SONO MAESTRE NELLA MANIPOLAZIONE. I CORPI HANNO SOFFERTO PER MILLENNI SENZA CHE CI FOSSE UN FARMACO PER FERMARE IL DOLORE. PER ME, IL DOLORE È ANACRONICO E LA SOFFERENZA NON È OBBLIGATORIA, È UN’OPZIONE. OVVIAMENTE SONO CONTRO QUESTA OPZIONE! SONO A FAVORE DEL PIACERE DEL CORPO, SONO PER ESEMPIO A FAVORE DELL’EPIDURALE E CONTRO IL “PARTORISCI NEL DOLORE”, MA ALCUNI ARTISTI CON QUESTA SCELTA REALIZZANO OPERE INTERESSANTI. NON È IL MIO APPROCCIO! È QUELLO CHE HO CERCATO DI DIRE NEL MIO MANIFESTO SULL’«ARTE CARNALE».
COME DONNA DEL SUO TEMPO, DORA MAAR PROBABILMENTE NON HA ALTRA SCELTA CHE UNA VITA DI LOTTA SILENZIOSA E DI COMPROMESSI, NONOSTANTE IL SUO INIZIALE SUCCESSO IN UN MONDO DI UOMINI.
QUAL È L’INFLUENZA DI PICASSO SU DI LEI? O L’INFLUENZA DELLA SUA RELAZIONE CON PICASSO? E QUANDO LA MUSA È UN’ARTISTA, È CONDANNATA A RIMANERE ALL’OMBRA DEL GENIO?
PER QUANTO RIGUARDA L’OMBRA, È PROPRIO CON QUESTO TIPO DI DOMANDE CHE CONTINUIAMO A METTERLA IN DUBBIO.
LA COPPIA SI INFLUENZA A RECIPROCA, MA OGNI UNO TROVA ANCHE SE STESSO. LEI È CONSIDERATA UNA PERSONALITÀ FORTE E INCLINE, SECONDO BRASSAÏ, «TRA TEMPESTE E SCINTILLE», MA ANCHE UNA DONNA «DI GRANDE CLASSE, UNA CHE NON SI FA INTIMIDIRE» SECONDO QUANTO RIPORTATO DA PABLO PICASSO.
MENTRE LE SCATENA UN’IMMAGINE MENTRE DIPINGE, PICASSO LE CHIEDE UN IMPEGNO TOTALE. CHE ENTRI A SUA VOLONTÀ NEL SUO PROCESSO CREATIVO, CHE NE INTUI L’IMPULSO E LE ESITAZIONI, CHE NE DISEGNI CON LUI LE LINEE SEGRETE! È IN QUESTO SENSO CHE L’INFLUENZA DI PABLO PICASSO PORRÀ INSIEME UNA FORMA DI ALIENAZIONE DI DORA MAAR, LEI NON PUÒ VIVERE CON LUI SENZA FARE PARTE DELLE FIAMME CHE LO POSSEDONO. MA DORA MAAR NON È PABLO PICASSO ED È LEI CHE RIMANE SEMPRE SULLA STRADA, DA SOLA. QUESTO DIALOGO CREATIVO TRA IL PITTORE E LA FOTOGRAFA COSTITUISCE PER L’L’IMMAGINE DI PICASSO UNA GUIDA CRONOLOGICA E TEMATICA CHE PERMETTE DI METTERE IN LUCE SIA LE RIVOLUZIONI PLASTICHE DELL’arte picassiana, sia i grandi eventi che hanno segnato questo volgere del secolo. LA SUA INFLUENZA SULL’ISTORICIZZAZIONE DELL’OPERA DI PICASSO È ENORME. MOLTO PIÙ DELL’INFLUENZA CREATIVA CHE LUI POTREBBE AVERE SU DI LEI. SI POSIZIONA AL SUO FIANCO PER LASCIARE UN SEGNO NELLA STORIA, SENZA AVER BISOGNO DI CI METTERE IL PROPRIO NOME. AHIMÈ!
PENSI CHE I TEMPI SIANO CAMBIATI?
STO DELRIPIANO LAVORANDO A UNA SECONDA VERSIONE DI “L’ORIGINE DELLA GUERRA”, A 30 ANNI DI DISTANZA DALLA PRIMA. NEL 1989 HO INTERROGATO UN QUADRO CHE PER ME È IL PIÙ MOSTRUOSO DELLA STORIA DELL’ARTE, “L’ORIGINE DEL MONDO” DI COURBET. IN QUESTA OPERA, EGLI MUTILA LA DONNA, LE TAGLIA LE GAMBE, LE BRACCIA, LA TESTA COME UN SERIAL KILLER SADICO, LE TOGLIE LA SUA IDENTITÀ RIDUCENDOLA AL SUO RUOLO DI GENITRICE, DIVENTA SOLO UN VENTRE, NULLA PIÙ CHE UN SESSO, PROBABILMENTE PROPRIO COME VOLEVA IL COMMITTENTE E COURBET NON SI È OPPOSTO. HO VOLUTO VEDERE COSA SUCCEDE FACENDO LA STESSA COSA ALL’ALTRO DURANTE L’UMANITÀ. HO MESSO UN UOMO AL POSTO DELLA DONNA, A CUI HO TAGLIATO LA TESTA, LE BRACCIA E LE GAMBE. QUESTO UOMO AVEVA UN PENE DI DIMENSIONI MEDIE, MA NON UN PENE QUALSIASI: ERA IL PENE DEL DIAVOLO, QUELLO DI JEAN-CHRISTOPHE BOUVET, CHE INTERPRETAVA SATANA INSIEME A GÉRARD DEPARDIEU IN «SOTTO IL SOLE DI SATANA». QUESTA RISPOSTA FEMMINISTA METTE IN DISCUSSIONE IL RUOLO DELL’UOMO E DELLA DONNA NELLA NOSTRA SOCIETÀ E LE LORO RAPPRESENTAZIONI. LA SITUAZIONE È UN PO’ MIGLIORATA, QUINDI SONO MOLTO FELICE CHE UNA DONNA SIA STATA NOMINATA PRIMO MINISTRO, ANCHE SE C’ERA GIÀ STATA EDITH CRESSON CHE ALL’EPOCA SE N’ERA PRESA UNA BELLA, proprio perché era una donna. MA NON È ABBASTANZA. IN FONDO, È SEMPRE LA STESSA STORIA: SI VEDONO POCHISSIME DONNE NEL MERCATO DELLE GRANDI EDIZIONI O NELLE CLASSIFICHE DEGLI ARTISTI. IL MONDO DELL’ARTE È LO SPECCHIO DELLA SOCIETÀ E NON SOSTENGA LE DONNE. SAPPIAMO COSA DICONO LE GUERILLA GIRLS: “ESSERE UN’ARTISTA DONNA È FANTASTICO! PERCHÉ LA NOSTRA CARRIERA PUÒ DECOLLARE GIÀ A 80 ANNI!» POSSIAMO NOTARE CHE SONO GLI ARTISTI UOMINI A VENDERE DI PIÙ E A PREZZI PIÙ ALTI. CI SONO POCHISSIME DONNE AI VERTICI DEL MERCATO INTERNAZIONALE, A PARECCHIA ECCEZIONE DI ALCUNE AMERICANE. INOLTRE, SI PENSA DI RISOLVERE IL PROBLEMA METTENDO LE DONNE IN POSIZIONI DECISIONALI, MA MOLTE DI LORO IMPEDISCONO ALLE ALTRE DONNE DI FARE CARRIERA. CI HANNO INSEGNATO A ODIARCI A VICENDA E A ESSERE RIVALI. COME DICO NELLA MIA AUTOBIOGRAFIA, ESSERE UNA DONNA È UNA CALAMITÀ SIA BIOLOGICA CHE SOCIALE. APPENA IL FEMMINISMO FA UN PASSO AVANTI, C’È SEMPRE UN ENORME RITORNO DI FACCIA. MI PIACE CITARE QUESTA FRASE DI NIETZSCHE: «ABBIAMO L’ARTE PER NON MORIRE DI VERITÀ». DORA MAAR AVEVA LA SUA ARTE.
DORA MAAR NEGAVA DI ESSERE FEMMINISTA. Eppure oggi è vista come una figura del femminismo, o almeno come un simbolo della lotta contro le violenze e le vessazioni subite dalle donne. COME LO SPIEGHI?
DA PARTE MIA, HO PROVATO AD ESSERE UNA DONNA, UNA VERA DONNA, COSÌ COME LUI CI HA CREATI, MA NON CI SONO MAI RIUSCITA. SONO «UNA» DONNA E «UN» UOMO, SONO UNA TRANSSESSUALE DONNA-DONNA. PROPRIO COME LE MIE PREDECESSORI FEMMINISTE, HO DECISO DI TRASFORMARE LE MIE OPPRESSIONI IN PUNTI DI FORZA, DI ASSUMERMI QUESTA FIGURA DI MOSTRO, DI RIVENDICARLA E DI FARNE IL SIMBOLO DELLA MIA PRATICA, DELLA MIA LIBERAZIONE, DELLE MIE EMANCIPAZIONI. “TENTATIVO DI USCIRE DALL’INQUADRAMENTO” E “ORLAN DÀ ALLA LUCE ‘ELLE M’AIME’” SONO DUE DELLE MIE OPERE CHE LO DIMOSTRANO. ORLAN, 15 FEBBRAIO 200000000000000023 |
ORLAN, “Beauty and Monstruosity“, Routledge
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PER PARAFRASARE PAUL B. PRECIADO, CHE APPREZZO MOLTISSIMO E PER RENDERGLI OMAGGIO E RENDERGLI ONORE, DIREI: “È UN MONSTRO CHE TI STA PARLANDO”. UN MONSTRO PERCHÉ SONO UNA DONNA, ANZI, UNA DONNA FEMMINISTA, HO SEMPRE CERCATO DI USCIRE DAGLI SCHEMI, DI ROMPERE LE SBARRE DELLA GABBIA, HO DUE BOSSE SULLE TEMENI, SONO BI, E SAPIOSESSUALE, E CHAPEAUXESSUALE, E SLOWSESSUALE E ARTSESSUALE. SONO ORLAN, TRA LE ALTRE COSE, E PER QUANTO POSSIBILE. E IL MIO NOME SI SCRIVE TUTTO IN MAIUSCOLO PERCHÉ NON VOGLIO CHE MI METTANO AL MIO POSTO, NON VOGLIO CHE MI FACCANO STARE IN FILA. IL MIO NOME RISUONA FORTE E CHIARO, MA I GIORNALI LO SCRIVONO SEMPRE IN MINUSCOLO, I MEDIA CERCANO DI SCHIACCIARMI. SONO UN’ARTISTA CHE NON È VINCOLATA A UN MATERIALE, A UNA PRATICA ARTISTICA, A UN MODO DI ESPRIMERMI, A UNA TECNICA O A UNA TECNOLOGIA, CHE SIA ANTICA O NUOVA. È DIFFICILE INQUADRARMI IN UNA CATEGORIA, IN UNO SCHEMA: SONO UN MOSTRO! CERCO DI DIRE COSE IMPORTANTI PER LA MIA EPOCKA, METTENDO IN DISCUSSIONE I FENOMENI SOCIALI SEMPRE CON LA DISTANZA CRITICA CHE CI VUOLE. MI OCCUPO DEL RUOLO DEL CORPO NELLA SOCIETÀ, ATTRAVERSO TUTTE LE PRESSIONI E LE OPPRESSIONI: CULTURALI, TRADIZIONALI, POLITICHE E RELIGIOSE CHE SI IMPRIMONO NEI CORPI E IN PARTICOLARE IN QUELLI DELLE DONNE. DENUNCIO LE DISTORSIONI DELLE RELIGIONI E DELLE TRADIZIONI. TUTTO IL MIO LAVORO METTE IN DISCUSSIONE LE PRESSIONI SOCIALI, POLITICHE, RELIGIOSE, CULTURALI, IDEOLOGICHE ED ESTETICHE CHE SI RIFLETTONO NEI CORPI. OGGI COME IERI, NON HO ALCUNA INTENZIONE DI SUBIRLE! AMO IL MIO CORPO, MI PRENDO CURA DELLA MIA SALUTE, MA NON HO ALCUNA INTENZIONE DI ASSOMIGLIARE ALL’IMMAGINE DELLE DONNE SCHELETRICHE DELLE PASSERELLE E DELLE RIVISTE DI MODA. HO INIZIATO LA MIA OPERA CON LA SCULTURA, IL DISEGNO E LA PITTURA, POI HO CONSIDERATO IL CORPO COME UN MATERIALE TRA I MATERIALI, PERCHÉ SONO UN CORPO, SOLO UN CORPO, UN CORPO A TUTTA E INTERA, ED È IL MIO CORPO CHE PENSA. NELLA VITA NON HAI SOLO UN CORPO, NE HAI PIÙ DI UNO! E SONO TUTTI DIVERSI L’UNO DALL’ALTRO NEL CORSO DI UNA VITA. NON DICO “IO SONO”, MA “NOI SIAMO”! NON CREDO NELL’ANIMA. DICO “QUESTO È IL MIO CORPO, QUESTO È IL MIO SOFTWARE”. SONO UN MOSTRO MOSTRUOSO SENZA ANIMA! MOLTI MI INSERISCONO NELLA CATEGORIA DEGLI “ARTISTI PERFORMANTI”, MA IO SONO UN’ARTISTA CHE UTILIZZA SIA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, LA ROBOTICA, LA REALTÀ AUMENTATA, GLI NFT, LA SCULTURA IN MARMO DI CARRARA, IN RESINA O CON STAMPA 3D, IL VIDEO, LA FOTOGRAFIA, LA COLTURA DELLE MIE CELLULE, LA COLTURA DELLA FLORA ORALE, INTESTINALE E VAGINALE, LA CHIRURGIA PLASTICA, LA PITTURA, IL DISEGNO, LE INSTALLAZIONI, LA MUSICA, LA SCRITTURA… QUESTE DIVERSE MATERIALITÀ SONO LA CARNE, MA SOPRATTUTTO LAVORO SUL CONCETTO DELL’OPERA, CHE È LA COLONNA VERTEBRALE DEL MIO LAVORO. SONO UN’ARTISTA CONCETTUALE CHE AMA LA CARNE, LA FORMA, I COLORI… NEL 1965 HO REALIZZATO UN’OPERA IN CUI, NUDO, FINGEVO DI USCIRE DA UNA GRANDE CORNICE DORATA. QUESTA IMMAGINE IMMORTALIZZA LA VOLONTÀ INCrollabile CHE MI SPINGE ANCORA OGGI. PER TUTTA LA VITA HO CERCATO DI USCIRE DAGLI SCHEMI. GLI SCHEMI RAPPRESENTANO I PREGIUDIZI, I MODELLI DI PENSIERO PRECONCETTI, CIÒ CHE HO IMPARATO DURANTE L’INFANZIA E DALL’AMBIENTE CIRCOSTANTE. È LA DISTANZA CHE PRENDI DA QUESTO CONTESTO E CIÒ CHE NE FAI CHE CONTA. BISOGNA INDIVIDUARLO, SAPERE CHE ESISTE PER POTERLO SUPERARE, GIOCARCI, EMANCIPARSI DA ESSO. PAUL B. PRECIADO PRESENTA QUELLO CHE IO CHIAMO “CADRE”, LA GABBIA. SECONDO ME, SI PUÒ USCIRE DAI LIMITI DEL “QUANDO” QUANDO TE NE RENDI CONTO, MENTRE DALLA GABBIA È DIFFICILE USCIRE. BISOGNA SEGARE LE SBARRE. PER TUTTA LA VITA HO CERCATO DI SMUOVERE LE SBARRE DELLA GABBIA E DI ABBATTERE I MURO DI GHIACCIO TRA I SESSI, TRA LE PRATICHE ARTISTICHE, TRA I COLORI DELLA PELLE, TRA LE CLASSI SOCIALI, TRA LE GENERAZIONI… SECONDO ARISTOTELE, IL MOSTRO “CONTRARIA L’ORDINE SOCIALE”. IO SONO UN MOSTRO MOLTO CONTRARIO. COME TUTTI SANNO, LA PAROLA “MOSTRO” DERIVA DA UN’AMBIGUITÀ DEL TERMINE LATINO “MONSTRARE”, CHE INDICA CIÒ CHE VIENE MOSTRATO, INDICATO CON IL DITO E “MONSTRUM”, CHE SIGNIFICA “AVVISO CELESTE, PRODIGIO”. QUESTO DOPPIO MOVIMENTO RETORICO, che riguarda sia chi viene mostrato sia chi mostra, ci spinge a considerare il mostro al di fuori di una visione manichea che governa i miti e le fiabe di ieri e di domani. ETIMOLOGICAMENTE, AL MONSTRO NON VI È ASSOCIATO ALCUN SIGNIFICATO PEGGIORATIVO O DIABOLICO. TUTTAVIA, SE CI CONCENTRIAMO SUL MOSTRO COSÌ COME È CONCEZIONATO NELL’INCONSCIO COLLETTIVO, SI TRATTA DI UN ESSERE VIVENTE O FANTASTICO SPAVENTOSO, DI GRANDE BRUTTEZZA, CHE INCUTE ORRORE CON LE SUE CARATTERISTICHE FISICHE E/O PSICHE. IL MOSTRO È, PER TUTTI, COLUI CHE SFIDA LA NATURA, L’ORDINE DELLE COSE. QUESTO CONCETTO DI DEVIAZIONE DALLA NORMA È PERFETTAMENTE EVIDENTE NEL MIO MANIFESTO “ORLAN ACCOUCHE D’ELLE-M’AIME”. NEL 1964, DECIDO DI CREARMI UNA NUOVA IDENTITÀ, PER RIVENDICARE LA MIA ESISTENZA ED EMANCIPARMI DALLA MASCHERA DELL’INNATO. SCEGLIENDO DI ROTTERE CON LA NORMA, MI ISCRIVO IN UNA TRANSGRESSIONE DELLE CONVENZIONI… DIVENTO, DA QUEL MOMENTO IN POI, UN MONSTRO. SI DICE CHE LA DONNA SIA IL MOSTRO DELL’UOMO. SE È INACCETTABILE CHE LA DONNA SIA SOLO UNA GENITRICE, CHE SIA RIDOTTA A ESSERE L’ORIGINE DEL MONDO, NON C’È DUBBIO CHE L’UOMO SIA “L’ORIGINE DELLA GUERRA”. DEL RESTO, STO LAVORANDO A UNA SECONDA VERSIONE DI “L’ORIGINE DELLA GUERRA”, A 30 ANNI DI DISTANZA DALLA PRIMA. NEL 1989 HO RISPOSTO A UN QUADRO CHE PER ME È IL PIÙ MOSTRUOSO DELLA STORIA DELL’ARTE, OVVERO “L’ORIGINE DEL MONDO”. COURBET MUTILA LA DONNA, LE TAGLIA LE GAMBE, LE BRACCIA, LA TESTA; LE TOGLIE LA SUA IDENTITÀ RIDUCENDOLA AL SUO RUOLO DI GENITRICE, DIVENTA SOLO UN VENTRE, SOLO UN SESSO, PROBABILMENTE COME VOLEVA IL COMMITTENTE E COURBET NON SI È OPPOSTO. HO VOLUTO VEDERE COSA SUCCEDE FACENDO LA STESSA COSA ALL’ALTRA PARTE DELL’UMANITÀ. TI PRESENTO UN PENE DI DIMENSIONI MEDIE, MA È IL PENE DEL DIAVOLO, QUELLO DI JEAN-CHRISTOPHE BOUVET CHE INTERPRETAVA SATANA CON GÉRARD DEPARDIEU IN «SOTTO IL SOLE DI SATANA». QUESTA RISPOSTA FEMMINISTA METTE IN DISCUSSIONE IL RUOLO DELL’UOMO E DELLA DONNA NELLA NOSTRA SOCIETÀ E LE LORO RAPPRESENTAZIONI. ALLO STESSO MODO, IL BAROCCO È STATO DEFINITO IL “MOSTRUO” DEL CLASSICISMO. MI SONO INTERESSATA MOLTO AL BAROCCO PER CAPIRE COSA SI INTENDESSE PER «MOSTRUOSO» IN QUESTO MOVIMENTO, E QUINDI INACCETTABILE. IL PENSIERO PATRIARCALE ESCLUDE LE DONNE DAL MONDO DELLA SEDUZIONE E DELLA SESSUALITÀ GIÀ A PARTIRE DAI 50, SE NON DAI 60 ANNI. ESSERE DONNA È UNA CALAMITÀ SIA BIOLOGICA CHE SOCIALE. HO SCRITTO PARECHE PAGINE SULL’ARGOMENTO NELLA MIA AUTOBIOGRAFIA E ORA MI RENDO CONTO DI AVER TRALASCIATO MOLTI ESEMPI. NELLE AZIONI DIVORANTI O PENETRANTI DEI MOSTRI, LA METAFORA SESSUALE È MOLTO PRESENTE: I POLPI DELLA LETTERATURA (OMERO, VICTOR HUGO, JULES VERNE) SONO TERRIFICANTI PERCHÉ SUCCHIANO, VAMPIRIZZANO L’EROE MENTRE LO MINACCIANO CON TENTACOLI INCONFONDIBILMENTE FALLICI. I MOSTRI DIVORATORI SONO PER NATURA CASTRATORI, SOPRATTUTTO QUANDO SI TRATTA DI MOSTRI FEMMINILI, COME LE SIRENE CHE SEDUCONO E DIVORANO I MARINAI IN CERCTA DI DONNE E SIMBOLIZZANO LA PAURA DELLA «VAGINA DENTATA». NON DIMENTICHIAMO CHE ALLA VISTA DELLA VULVA ANCHE IL DIAVOLO SCAPPA. Negli anni ’70 ho realizzato una maschera con una foto in bianco e nero della mia vulva, che ho usato in diversi contesti e in varie forme (VIDEO, PERFORMANCE, SLOW…). È DAVVERO DIVERTENTE NOTARE CHE GLI ALGORITMI DI INSTAGRAM NON RIESCONO A RICONOSCERE UNA VULVA SU UN VOLTO, QUINDI NON VENGO CENSURATA QUANDO LA MOSTRO (SPERIAMO CHE CONTINUI COSÌ). IL MOSTRO APRE QUINDI UN CAMPO INFINITO DI IPOTESI SESSUALI, ANCHE PERCHÉ INCARNA SEMPRE E PRIMA DI TUTTO L’ECCESSO, LA VITALITÀ, L’INTERDITO, LA SELVAGGINE PROSCRITTA DALLA SOCIETÀ E, ATTRAVERSO IL CHIMERISMO, LA CONFUSIONE, PROSCRITTA NEL CONCETTO DI CIVILTÀ CHE ABBIAMO EREDITATO DAI GRECI E DAI ROMANI: ERMAFRODITISMO, PRATICHE INCONFESSABILI, FUSIONE DI ATTRIBUTI MASCHILI E FEMMINILI CHE INVITANO ALLA FUSIONE DEI CORPI. LE DONNE, CHE DENUNCIANO L’ESCLUSIONE POLITICA DI CUI SONO VITTIME, VENGONO VISTE COME L’INCARNAZIONE DI QUESTA MINACCIA. SI DICE CHE METTANO IN DISCUSSIONE «L’ORDINE DELLA NATURA» SU CUI SI BASA LA SOCIETÀ «RIGENERATA». PER QUESTO MOTIVO, VENGONO ACCUSATE DI ESSERE «VIRAGOS», «MOSTRUOSITÀ» SIA FISICHE CHE MORALI, «ESSERI METÀ UOMINI E METÀ DONNE». DI FRONTE A QUESTA CAMPAGNA DI STIGMATIZZAZIONE, LE PIONIERI DELLA LOTTA PER L’UGUAGLIANZA DI GENERE METTONO A PUNTO DELLE STRATEGIE. OLYMPE DE GOUGES CERCA COSÌ DI RIBALTARE LO STIGMA. POCO PRIMA DI ESSERE GIUSTIZIATA SULLA GHIGLIOTTINA, SCRIVE: «SONO UN ANIMALE SENZA PARI, NON SONO NÉ UOMO NÉ DONNA. HO TUTTO IL CORAGGIO DELL’UNO E, A VOLTE, LE DEBOLEZZE DELL’ALTRO». DA PARTE MIA, HO CERCATO DI ESSERE UNA DONNA, UNA VERA DONNA, COSÌ COME LUI CI HA CREATI, pur dicendo che sono «una» donna e «un» uomo e che vivo un transessualismo donna-donna. HO LOTTO CONTRO IL VELENO DI TUTTI GLI STEREOTIPI FEMMINILI CHE VENGONO INDICATI COME L’IMMAGINE DELLA DONNA IDEALE: LA DONNA INTEGRATA SOCIALMENTE E RELIGIOSAMENTE. ALL’INIZIO HO INGESTO COSÌ TANTO DI QUESTO VELENO CHE HO VOMITATO, E QUESTO MI HA SALVATA! VOLTAIRE HA DETTO: «LA DONNA PUÒ ESSERE SOLO MOGLIE E MADRE, ALTRIMENTI È UN MOSTRUO». LA INSERISCI NELLA FIGURA PERPETUA DELLA DISCREZIONE, DELLA MADRE, DELLA GENITRICE, DELL’AMANTE, DELLA DONNA FRAGILE, DOLCE, CHE RIMANE NELL’OMBRA A PARLARE POCO, A VOCE BASSA E DOLCE, IN MODO DA FARSI SENTIRE A MALAPENA E SEMBRARE UNA CREATURA FRAGILE E STANCA, UN BAMBINO, UN’ETERNA SOTTOMESSA, MUSA, IMMAGINE INERTE, MODELLO DI RINUNCIA A SE STESSA «A FAVORE DEL BENE COMUNE, DELL’ALTRO, DELL’UOMO»… ED È INCREDIBILE VEDERE COME QUESTI STEREOTIPI E QUESTE IDEE SIANO ANCORA COSÌ RADICATI OGGI, E COME ALCUNE DONNE CONTINUINO AD ALIMENTARE QUESTA IMMAGINE. SOPRATTUTTO IN UN PAESE CHE LASCIA LIBERA SCELTA! VIVIAMO IN UNA SOCIETÀ DOMINATA DAL PENSIERO MASCHILE, CHE TENDE A IMPORRE UN CERTO TIPO DI BELLEZZA E UN COMPORTAMENTO, UNA GESTICOLAZIONE FEMMINILE, IN BASE AI PROPRI DESIDERI, PER VEDERLA COME UNA MADRE E ASPETTARSI DA LEI UNA SOTTOMISSIONE LATENTE. MA SONO PASSATI 50 ANNI DAL “BACIO DELL’ARTISTA” E ORA, SPERO, LA MAGGIOR PARTE DI NOI NE È CONSAPEVOLE, COME CAROLEE SCHNEEMANN, MARINA ABRAMOVIC, MONA CHOBLET, CINDY SHERMAN, GHADA AMER, SUZY LAKE, JUDITH BUTLER, CAROLE GILLIGAN, DONA HARAWAY, FRANCOISE D’EAUBONNE, MARIA BUCUR, STARHAWK, VIRGINIE DESPENTES, SILVIA FEDERICI, ISABELLE ALPHONSI, OLIVIA GAZALE, BARBARA KRUGER, JENNY HOLZER, KIMBERLE CRENSHAW, MONIQUE WITTIG, LES INSOU-MUSE, ANNIE ERNAUX E MOLTE ALTRE… HO PROPRIO LAVORATO SULLA DONNA SANTA E LA DONNA PROSTITUTA NEL 1977 CON “LA BACIATA DELL’ARTISTA”. QUESTA OPERA È STATA CREATA PRINCIPALMENTE SOTTO FORMA DI UNA GRANDE SCULTURA. DA UN LATO C’ERA: LA MIA EFFIGIE, UNA FOTO IN BIANCO E NERO A GRANDEZZA NATURALE DI ME, TRASFORMATA E AVVOLTA COME UNA MADONNA, CHE ILLUSTRA UN TESTO CHE HO SCRITTO: “DI FRONTE A UNA SOCIETÀ DI MADRI E COMMERCIANTI”. INCARNAVO LA SANTA, LA MADRE, LA DONNA DIGNITOSA E RISPETTABILE, Ero LA “BELLA”. CON 5 FRANCHI ERA POSSIBILE ACCENDERE DEI CERINI A SAINTE-ORLAN. DALL’ALTRO LATO, C’ERA UNA FOTOGRAFIA A GRANDEZZA NATURALE INCOLLATA SU LEGNO E RITAGLIATA CHE RAPPRESENTAVA IL MIO BUSTO, CON UN SENO CHE LAMBRICAVA CON UNA LUCE ROSSA, INSIEME A UNA FRECCIA CON LA SCRITTA “5 FRANCHI” PER INDICARE LA FESSURA DA CUI SI VEDEVA LA MONETA DA 5 FRANCHI CADERE IN UN ESOFAGO DI PLASTICA TRASPARENTE. QUESTA MONETA SI FERMAVA TRA LE MIE GAMBE IN UN CASSETTO-PUBIS DI PLASTICA TRASPARENTE. SUCCEVA AL GRAND PALAIS DURANTE LA FIERA INTERNAZIONALE D’ARTE CONTEMPORANEA E PER 5 FRANCHI DAVO UN VERO BACIO DA ARTISTA, NON UN BACIOTTO DA BAMBINI MA UN BACIO FRANCESE… E ALLORA DIVENTAVO LA PUTTANA, LA DONNA DA ABATTERE, IL “MOSTRO”. NE È DERIVATO UN ENORME SCANDALO MEDIATICO. SONO STATA INVITATA IN MOLTI PROGRAMMI TELEVISIVI. DOPO QUESTO, HO RICEVUTO UN TELEGRAMMA COMPLETAMENTE ILLEGALE DALLA SCUOLA IN CUI INSEGNAVO, DOVE FORMAVO ANIMATORI SOCIO-CULTURALI, MEDIATORI, AGENTI ARTISTICI; IL TELEGRAMMA DICEVA: «IL TUO COMPORTAMENTO PUBBLICO DEGLI ULTIMI GIORNI È INCOMPATIBILE CON IL TUO RUOLO DI FORMATORE. TUTTE LE TUE LEZIONI SONO SOSPESE, TI FAREMO SAPERE COME ANDRÀ A FINIRE.” IL MOSTRO È UNA CREATURA CHE FA PAURA, CHE SI NASCONDE…È ESATTAMENTE QUELLO CHE HANNO CERCATO DI FARE. NE È SEGUITO UN PERIODO TERRIBILE IN CUI, NON AVENDO PIÙ SOLDI, HO PERDUTO IL MIO ATELIER CON MOLTE OPERE PERCHÉ MI HANNO MESSO I SIGILLI. Non sapevo dove dormire e non avevo nulla da mangiare. Ero ormai solo un mostro, condannato, disumanizzato, punito. PROPRIO COME LE MIE PREDECESSORI FEMMINISTE, HO DECISO DI TRASFORMARE QUESTE CRITICHE NEI MIEI PUNTI DI FORZA, DI ASSUMERMI QUESTA FIGURA DI MOSTRO, DI RIVENDICARLA E DI FARNE IL SIMBOLO DELLA MIA PRATICA, DELLA MIA LIBERAZIONE, DELLA MIA EMANCIPAZIONE. CIÒ CHE È MOSTRUOSO SAREBBE IL CONTRARIO DELLA BELLEZZA, CHE PERÒ È SOLO UNA QUESTIONE DI IMPOSIZIONI DELL’IDEOLOGIA DOMINANTE IN UN DATTO CONTESTO GEOGRAFICO E STORICO. SE TI ALLONTANI DA QUESTO, DIVENTI TU IL MOSTRO. QUESTI CONCETTI DI BELLEZZA CAMBIANO CONTINUAMENTE A SECONDA DELLA COMUNITÀ, DELLA TRIBÙ A CUI SI APPARTENI E DELL’AMBIENTE IN CUI SI VIVE. NELLA MIA SERIE DI AUTO-IBRIDAZIONI AFRICANE, HO CREATO UN’OPERA CHE È UN MANIFESTO (COME LA MAGGIOR PARTE DELLE MIE OPERE) E CHE DIMOSTRA CIÒ CHE HO APPENA DETTO SULLA BELLEZZA. TI PRESENTO UNA DONNA CON UN LABRET ENORME, MOLTO SICURA DI SÉ E DELLA SUA CAPACITÀ DI SEDUZIONE, PERCHÉ NELLA SUA TRIBÙ LA DONNA CHE HA IL LABRET PIÙ GRANDE POSSIBILE È LA PIÙ DESIDERABILE. SE INDOSSASSIMO UN LABRET QUI E ORA, NELLA NOSTRA CULTURA OCCIDENTALE, SAREMMO CONSIDERATE DALLA MAGGIOR PARTE DELLA GENTE COME DEI MOSTRI INACCETTABILI! NELLA LETTERATURA, CAPITA CHE CI SI TRASFORMI IN UN MOSTRO. IN QUESTO CASO SI PARLA DI «METAMORFOSI». IL TERMINE DERIVA DA TRE PAROLE GRECHE: META, CHE SIGNIFICA «CAMBIAMENTO», MORPH, CHE SIGNIFICA «FORMA», E OSE, CHE SIGNIFICA «AZIONE». HO SEMPRE VOLUTO TOGLIERE LA MASCHERA DEL “NATURALE” CHE CI VIENE IMPOSTA FIN DALLA NASCITA SENZA CHEABBIAMO SCELTO NULLA, E HO LAVORATO MOLTO CONTRO GLI STEREOTIPI DI BELLEZZA! GLI STEREOTIPI SONO SEMPRE LÌ, SONO SCORCIATOIE, NORME, VULGARIZZAZIONI, UN MODO IMPOSTO E SEMPLISTICO DI ORGANIZZARE LA SOCIETÀ. JULIETTE DROUET RISPONDEVA AL SUO AMANTE VICTOR HUGO, CHE LE DICEVA CHE ERA BELLA: «SONO PEGGIORE». QUESTA RISPOSTA MI È SEMPRE PIACIUTA MOLTISSIMO E L’HO TENUTA DENTRO DI ME. HO CREATO GLI INTERVENTI CHIRURGICI PER RIVOLUZIONARE LA CHIRURGIA ESTETICA Emiglioramento e ringiovanimento, e per realizzare un intervento chirurgico che non dovesse portare bellezza, ma bruttezza, mostruosità, DI INDESIDERABILITÀ. L’IDEA PRINCIPALE DI QUESTE PERFORMANCE ERA QUELLA DI LOTTA CONTRO I MODELLI. ANDARE CONTRO I VALORI DELLA CHIRURGIA ESTETICA, SCONVOLGENDONE L’OBIETTIVO INIZIALE. NON SONO CONTRO LA CHIRURGIA ESTETICA, MA CONTRO CIÒ CHE SE NE FA. E MI PIACE QUANDO DIVENTANO UN MODO DI AMARE ME STESSO; PER CAMBIARE LA RAPPRESENTAZIONE DI QUESTO CORPO, DI QUESTI CORPI, REINVENTANDOLI AL DI FUORI DEI MODELLI. IL CORPO PUÒ ESSERE UN TERRENO DI GIOCO CHE MERITA DI ESSERE ESPLORATO E, SOPRATTUTTO, IL MIO, IN QUANTO DONNA, SENTO IL DOVERE DI METTERE IN DISCUSSIONE IL MONDO DEL CORPO. ERO DAVVERO DESIDERABILE E AFFASCINANTE. NON AVEVO ALCUN PROBLEMA CON IL MIO ASPETTO FISICO. MI PIACEVA IL MIO ASPETTO. PIACEVO SIA AGLI UOMINI CHE ALLE DONNE. MA QUANDO MI GUARDAVO ALLO SPECCHIO, RIMANEVO MOLTO SORPRESA PERCHÉ AVEVO IN TESTA UN SACCO DI IDEE PARTICOLARI, MOLTO DIVERSE DAGLI ALTRI, E TROVAVO CHE QUESTA DIFFERENZA NON SI VEDESSE. NON CAPIVO PERCHÉ IL MIO VOLTO, CHE ERA IL MIO BUDGET DA VISITA, NON RISPECCHIASSE QUESTA DIFFERENZA. ALL’INIZIO, ESPRIMEVO LA MIA DIVERSITÀ ATTRAVERSO ABITI ECCENTRICI E COMPORTAMENTI PROVOCATORII. Ero la Nina Hagen di Saint-Étienne. MENTRE LEGGEVO IL LIBRO DI EUGÉNIE LEMOINE-LUCCIONI, “LA ROBE”, UN BRANO MI HA COLPITO MOLTO. DICE: “LA VITA È DELUDENTE. NELLA VITA NON HAI ALTRO CHE LA TUA PELLE, CI SONO INGIUSTIZIE NEI RAPPORTI UMANI PERCHÉ NON SEI MAI CIÒ CHE HAI… HO LA PELLE DI UN ANGELO E SONO UNO SCAVALLO, HO LA PELLE DI UNA DONNA MA SONO UN UOMO…”. HO LA PELLE DI UN COCODRILLO E SONO UN CUCCIOLO. NON HO MAI LA PELLE DI CHI SONO DAVVERO. HO CHIESTO AI CHIRURGHI DI CAPIRE IL MIO APPROCCIO: VOLEVO METTERE IN EVIDENZA L’IDEA DI DIVERSITÀ. MI SONO FATTA INSERIRE DEGLI IMPIANTI CHE DI SOLITO SI USANO PER EVIDENZIARE GLI ZIGOMI SULLE TEMENI, CREANDO COSÌ DUE BOSSI. VOGLIO DIMOSTRARE CHE SE MI DESCRIVESSERO SENZA VEDERMI COME UNA DONNA CON DUE BOSSI, POTREBBERO DIRE DI ME: «È UN mostro INDESIDERABILE», MA SE MI VEDESSERO, A VOLTE SI PUÒ CAMBIARE IDEA. SONO APPARSA ANCOR PIÙ MOSTRUOSA PERCHÉ HO CERCATO LIBERAMENTE DI FARE CIÒ CHE VOLEVO CON IL MIO CORPO PER SFUGGIRE AGLI STEREOTIPI. È QUESTO CHE È PIÙ SCONVOLGENTE: CHE UNA DONNA FACCIA CIÒ CHE VUOLE DEL PROPRIO CORPO SENZA ACCETTARE I DITTATI. LA MAGGIOR PARTE DELLA GENTE VEDE ANCORA GLI ARTISTI COME DECORATORI DI APPARTAMENTI O DI MUSEI. PER RENDERLO ANCORA PIÙ SCONVOLGENTE, AVREI DOVUTO PERDERE LA MIA SERENITÀ. IL LIMITE ERA FARE QUALCOSA IN CUI POTESSI, NONOSTANTE TUTTO E NONOSTANTE L’OPINIONE ESTERNA, SENTIRMI BENE. IL MOSTRUO AFFASCINA, SI VEDE IN LUI LA PROMESSA DI UN CAMBIAMENTO, LA FINESTRA VERSO UN MONDO IN CUI IL PENSIERO MANICHEISTA DEL BENE E DEL MALE, DEL BELLE E DEL MOSTRUOSO PERDE IL SUO SENSO A FAVORE DELLA LIBERTÀ. Hanno detto che ero pazza, che quello che facevo non era arte, che ero la più grande masochista del mondo. TUTTAVIA, IL MIO PRIMO ACCORDO CON IL CHIRURGO ERA: «NESSUN DOLORE…» NÉ DURANTE, NÉ DOPO. SONO PASSATI QUINDICI ANNI, VENTI ANNI, E NON È RARO CHE MI DIANO: «ORLAN, COME SEI BELLA» E IO ALLORA RISPONDO: «MA MI AVETE GUARDATA BENE? » «AVETE NOTATO CHE HO DUE BOSSOLINI SULLE TEMPLI?» E LA GENTE RISPONDE: «OH, MA TI STANNO DAVVERO BENE…» LE MIE BOSSOLE, QUESTI COSIDDETTI ORRORI, QUESTE COSIDDETTE MOSTROSITÀ SONO DIVENTATE STRUMENTI DI SEDUZIONE… È LA MIA CABRIOLET! IO NON “SONO”, NOI “SIAMO” PERCHÉ SONO PERVASA DA TUTTO CIÒ CHE È SUCCESSO PRIMA DI ME. IMPLORO I MOSTRUOZI DELLA NORMATIVITÀ DI GENERE DI RIPRENDERE IL CONTROLLO DEL LORO DESTINO, DI USCIRE DALLO SCHEMA PRECONCETTO CHE ERA LÌ PRIMA DI LORO, portando con sé sofferenze e nevrosi radicate nell’inconscio collettivo. GIÀ FIN DALL’INFANZIA, IL FATTO DI CONSIDERARE L’ALTRO, QUELLO CHE È DIVERSO, CHE SFUGGE ALLA NOSTRA COMPRENSIONE COME UN MOSTRO SPAVENTOSO, È L’INIZIO DELL’INCHISURA NEI STEREOTIPI, NELLE NORME… PERCHÉ USCIRI DALLE NORME SIGNIFICA ANCHE AVVICINARSI AL MOSTRO. L’ALTRO AVRÀ SEMPRE TORTO PER IL SOLO FATTO DI ESSERE “ALTRO”. OLTRE AL SUO SEDUCENTE “ESOTISMO”, CI RICORDA LA PAURA DELL’IGNOTO. IL MOSTRO NON PARLA, DI SOLITO PERCHÉ SONO ALTRI A PARLARE AL SUO POSTO. PER IL FILOSOFO QUEER E TRANS PAUL B. PRECIADO, CHI HA SOLITAMENTE LA PAROLA È CHI DEFINE GLI ESSERI MOSTRUOSI. IN SONO UN MOSTRO CHE TI STA PARLANDO (GRASSET, 2020), DESCRIVE LA PROPRIA IDENTITÀ MOSTRUOSA, COSTRUITA ATTRAVERSO I DISCORSI E LE PRATICHE CLINICHE: «MI AVEVANO ASSEGNATO IL SESSO FEMMINILE, E COME LA SCIMMIA MUTANTE, MI SONO STRAPPATA FUORI DA QUELLA GABBIA ANGUSTA, CERTO, PER ENTRARE IN UN’ALTRA GABBIA, MA ALMENO QUESTA VOLTA DI MIA SPONTANEA INIZIATIVA. OGGI VI PARLO DA QUESTA GABBIA SCELTA E RIDISEGNATA DELL’«UOMO TRANS», DEL CORPO DI GENERE NON BINARIO. » PAUL B. PRECIADO AFFRONTA IL «FANATISMO DELLA DIFFERENZA SESSUALE» CHE SI BASA SU UN SISTEMA BINARIO: L’UOMO E LA DONNA. IL MOSTRO SI TROVEREBBE AL DI LÀ DI QUESTE CATEGORIE DI SESSO, RAFFORZATE, SECONDO LUI, DAL DISCORSO DISCRIMINATORIO PSICOANALITICO. «E QUESTA CATEGORIA DELL’ALTRO, NON È FORSE ANCORA PIÙ PROBLEMATICA SE A QUESTO «ALTRO» VENGONO ATTRIBUITE LE CARATTERISTICHE DI UN MOSTRO, OVVERO DI UN NON-UMANO, DI UN ALTRO CHE NON È UMANO? » RIDOTTI AL SILENZIO, I MOSTRUO DIVENTANO QUI INDICATORI DI UN RAPPORTO DI SOTTOMISSIONE E DOMINAZIONE. IN UN MONDO BINARIO DOVE SI PUÒ ESSERE SOLO “BELLA” O “BRUTTA” (DEL RESTO NON SI DICE “IL BELLO” E “LA BRUTTA”), IL MOSTRUO VIENE DEMONIZZATO, CONDANNATO PERCHÉ IL MOSTRO È “L’ALTRO”, COLUI CHE NON È COME NOI, COLUI CHE SFUGGE ALLE NORME. SE IL MOSTRO È CHI SFUGGE ALLA NOSTRA CONCEZIONE DEL MONDO, TUTTI NOI POSSIAMO ESSERE IL MOSTRO DI QUALCUNO. “QUANDO TI PARLO DI ME, TI PARLO DI TE. COME FAI A NON CAPIRLO? AH! PAZZO, TU CHE CREDI CHE IO NON SIA TE! ” VICTOR HUGO. IL MOSTRO ESISTE QUINDI SOLO NEGLI OCCHI DI CHI LO GUARDA. È TUTTA UNA QUESTIONE DI COSTRUZIONE ARCHETIPICA DI CIÒ CHE È “L’ALTRO”. «CIÒ CHE L’UOMO VEDE SPESSO NON LO SORPRENDE, ANCHE SE NE IGNORA LA CAUSA. MA SE VEDE ACCADERE QUALCOSA CHE NON HA MAI VISTO PRIMA, PENSA CHE SIA UN PRODIGIO. CHIAMIAMO “CONTRO NATURA” CIÒ CHE ACCADE IN CONTRASTO CON L’ABITUDINE: NON C’È NULLA, QUALUNQUE COSA SIA, CHE NON SIA CONFORME ALLA NATURA. CHE QUESTA RAGIONE UNIVERSALE E NATURALE CI LIBERI DALL’ERRORE E DALLO STUPORE CHE LA NOVITÀ CI PORTA, L’APPARIZIONE DEL MOSTRO DERIVA DA UNA MANCANZA DI RAGIONE E DI ESPERIENZA.» NEGLI ANNI ’70 HO CREATO LA MIA SERIE “CORPO-SCULTURA”. LA MAGGIOR PARTE DEL TEMPO IL MIO VOLTO È NASCOSTO, SIA DALLA POSA, SIA DAI CAPELLI O DA UNA MASCHERA. PER METTERE IN SCENA IL CORPO E PRIVARLO DELLA SUA IDENTITÀ, AFFINCHÉ RISALTI COME UNA SCULTURA. ERANO DELLE MINI PERFORMANCE, MA IN CUI FERMAVO UN MOVIMENTO, UN’IDEA, UN’IMMAGINE DEL CORPO PER CREARE UNA SCULTURA UNICA E INASPETTATA, E UN’OPERA ESTREMAMENTE VOLONTARIA, ELABORATA, DECISA. APPARIVO NUDO, MA DENUNCIAVO LA GESTICOLAZIONE APPRESA DELLA SEDUZIONE FEMMINILE, COME I MOVIMENTI DEI FIANCHI, LE SPALLE, LE SMISURATEZZE, LA BOCCA IN AVANTI, I GIOCHI CON I CAPELLI. CREAVO POSE RIBELLI, CREATIVE, ESPRESSIVE. SEDURRE E AMARE PIACERE, PER ME, PUÒ SIGNIFICARE AMARE PARLARE, DIFENDERE DELLE IDEE, GUARDARE QUALCUNO NEGLI OCCHI SENZA SBATTIMENTI DI CIGLIA E/O MIMICHE COCCOLONE. MOSTRAVO IL MIO CORPO DIFFORME, INSOLITO, CON TORCIMENTI E PROSPETTIVE CHE LO RENDEVANO MOSTRUOSO, PERCHÉ MOSTRATO IN MODO DIVERSO. DIVENTAVO LO SPECCHIO DI TUTTI E DI TUTTE QUELLI CHE MI GUARDAVANO. MOSTRAVO LORO CHE IL BELLEZZA PUÒ DIVENTARE GROTTESCA SOLO SE LA GUARDI DA UNA PROSPETTIVA NUOVA. È QUESTA IDEA DI NOVITÀ CHE CREA IL MOSTRO IN UN MONDO COSTRUITO DA SCHEMI E PRECONGIUDIZI. PER MONTAIGNE, DOBBIAMO SUPERARE I NOSTRI PREGIUDIZI, IL NOSTRO GIUDIZIO DOGMATICO, PER VEDERE OLTRE IL MOSTRO. L’IGNOTO, NON APPENA DIVENTA ORDINARIO, PERDE I SUOI TRATTI TERRIFICANTI. I MOSTRI NON ESISTONO, MA LA PAURA DELL’IGNOTO È BEN REALE. Eppure è proprio l’ignoto che mi ha sempre affascinato, il fatto di emanciparmi dalla mia stessa emancipazione, di pensare sempre contro me stesso. CI VUOLE UNA VITA INTERA PER UCCIDERE IL MOSTRO CHE È IN NOI. |
2022
ORLAN, “L’ARTISTA COME FERMENTO DEL CORPO SOCIALE”, Leonardo, Volume 55, Numero 6, The MIT Press, p. 635-640.
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SONO ORLAN, TRA LE ALTRE COSE, E PER QUANTO POSSIBILE, E IL MIO NOME SI SCRIVE TUTTO IN MAIUSCOLO PERCHÉ NON VOGLIO CHE MI METTANO IN FILA, NON VOGLIO CHE MI METTANO IN FILA. SONO UN’ARTISTA, MA PREFERISCO DIRE «SIAMO», PERCHÉ SONO PERMEATA, OCCUPATA DA TUTTO CIÒ CHE È SUCCESSO PRIMA DI ME, ATTRAVERSO LA MIA EDUCAZIONE E IL MIO AMBIENTE. LA MIA VITA È IL FERMENTO DELLA MIA OPERA, DELLA MIA ARTE, COSÌ COME TUTTI GLI ORGANISMI E I MICROORGANISMI CHE ABITANO IN ME E IN TUTTE LE PERSONE CHE MI CIRCONDANO, E LE MIE DIVERSE FORMAZIONI. «TENTATIVO DI USCIRI DALL’AMBITO». È UN’OPERA IL CUI OBIETTIVO È L’EMANCIPAZIONE. HO CERCATO PER TUTTA LA VITA DI USCIRE DAGLI SCHEMI, DA OGNI TIPO DI SCHEMA, E DI «DARE AL MONDO ME STESSA». SONO MUTANTE, INNOVATRICE, IN CONTINUA EVOLUZIONE, NOMADE E INFLUENZATA DALL’ALTRO, POICHÉ ANCHE GLI ALTRI POSSONO DIVENTARE FERMENTI E INTERCESSORI DI TRASFORMAZIONE. SONO IL MIO STESSO FERMENTO, SONO COMPOSTA DA CELLULE, MICROORGANISMI E BATTERI… SONO IO STESSA A PROVOCARE LA MIA TRASFORMAZIONE, DISTRUZIONE, COSTRUZIONE, DEFORMAZIONE E RIFIGURAZIONE. MI TRASFORMO E INTERAGISCO CON CIÒ CHE MI COMPONE… MI REINVENTO. SONO UN AGENTE RESPONSABILE CHE AGISCE SUL MIO CORPO, SULLE MIE CELLULE E SULLA MIA CARNE. LA MIA STESSA SOSTANZA SI TRASFORMA DA SOLA. UNA SOSTANZA CHE AGISCE SU UN’ALTRA FACENDOLA FERMENTARE. CERCO DI AGIRE SULLA SOCIETÀ E SUI PENSIERI. SONO IO STESSO UNA SORTA DI FERMENTAZIONE. COME ARTISTA CHE SI INTERROGA SUI FENOMENI SOCIALI, MI SENTO UN PO’ COME UN FERMENTO CHE CERCA DI AGIRE SU UN’ALTRA SOSTANZA: IL CORPO SOCIALE CHE CERCO DI SEMINARE CON UN FERMENTO PER CREARE UN SFUMATO TRA FIGURAZIONE E REFIGURAZIONE. PER ME, QUESTO PROCESSO CREATIVO È AL CENTRO DELLA MIA RIFLESSIONE. È PROPRIO QUESTO CHE MI PERMETTE DI METTERE IN LUCE IL CONCETTO DELLA MIA OPERA. I MIEI PROCESSI SONO VARI, IN CONTINUA EVOLUZIONE, PLURIDISCIPLINARI… TUTTO QUESTO PERCORSO PERMETTE DI CREARE UNA NUOVA REALTÀ, DI SUPERARE I LIMITI DELL’OPERA, DEL CORPO E DELL’UMANO ATTRAVERSO TRASFORMAZIONI EFFERVESCENTI E MULTIPLE. LA FERMENTAZIONE È UN PROCESSO METABOLICO CHE IN GENERALE CONVERTE I CARBOIDRATI IN ACIDI, GAS O ALCOLI E CHE SI SVOLGE IN UN AMBIENTE PRIVO DI OSSIGENO. QUESTO PROCESSO DÀ ORIGINE A UN’EVOLUZIONE DELLA MATERIA, A UNA TRASFORMAZIONE, A UNA TRASMUTAZIONE… LA FERMENTAZIONE È UN PROCESSO NATURALE E CHIMICO CHE CI FA BENE. I FERMENTI CAMBIANO IL COLORE, LA CONSISTENZA E LA STRUTTURA. CI SONO FERMENTI LATTICI, SOLFORICI, ALCOLICI (AGGIUNGERE ALTRI ESEMPI DI FERMENTAZIONE E …) TRA GLI ALTRI. GRAZIE ALL’ARTOGENESI E ALL’ARTOBIOTE, COMPOSTO DA LETTURE, DI ESPERIENZE, INFORMAZIONI, EMOZIONI, INTERCESSIONI, RICORDI, CONCETTI DECISIONALI… PARLERÒ NELLA MIA OPERA DI FERMENTAZIONE ARTISTICA PERCHÉ «ABBIAMO L’ARTE PER NON MORIRE DELLA VERITÀ» (FRIEDRICH NIETZSCHE). LAVORO DA MOLTO TEMPO AL CONFINE TRA ARTE E SCIENZA E LA SFIDA È PROPRIO QUELLA DI INCONTRARE SCIENZIATI E ISTITUZIONI INTERESSATI A QUESTE COLLABORAZIONI. È STATO COSÌ CON IL LABORATORIO DEL GRUPPO SYMBIOTICA (SCUOLA DI ANATOMIA E BIOLOGIA UMANA DELL’UNIVERSITÀ DELL’AUSTRALIA OCCIDENTALE) O IL CNRS, L’ÉCOLE POLYTECHNIQUE E JENS HAUSER, ESPERTO DI BIOTECNOLOGIE. NELLA MIA OPERA TUTTO È FERMENTO, TUTTO È GERME DI METAMORFOSI SU METAMORFOSI E DI CAMBIAMENTI SU CAMBIAMENTI. METTO IN DISCUSSIONE IL MIO ASPETTO IN QUESTA CONTINUA METAMORFOSI; DALLE MIE OPERAZIONI-CHIRURGICHE-PERFORMANCE IN CUI HO VOLUTO REINVENTARMI, DECOSTRUIRMI PER RICOSTRUIRMI, FINO A LE MIE AUTO-IBRIDAZIONI POST-OPERATORIE CHE INTEGRANO L’IMMAGINE DEL MIO VOLTO CON QUESTE DUE BOSSOLE SULLE TEMPLI. RITENGO L’IBRIDAZIONE COME ESSERE UN FATTORE CHE DIMOSTRA CHE 1 + 1 NON È 2, MA È UGUALE A 3, PERCHÉ L’’ALTRA IMMAGINE CHE EMERGE È UNA NUOVA IMMAGINE CHE NON SAREBBE POTUTA NASCERE SENZA GLI ALTRI DUE FERMENTI. QUESTA NUOVA OPERA NON AVREBBE POTUTO NASCERE SE LE ALTRE DUE NON SI FOSSERO ABBRACCIATE, INFLAMMATE… IL MIO CORPO DIVENTA ALLORA FERMENTO, STRUMENTO, SUPPORTO E OPERA. SONO UN CORPO, SOLO UN CORPO, INTERAMENTE UN CORPO, ED È IL CORPO CHE PENSA. IL MIO CORPO E IL SUO DNA, CHE LO HA CREATO, DÀ VITA A DEI PROCESSI DI FERMENTAZIONE. È COSTANTEMENTE SOGGETTO A TRASMUTAZIONI DETTE «D’ARTE CARNALE», CHE SI DISTINGUONO DALLE TRASFORMAZIONI CHE ESISTONO SOLO NEI PIXEL DELLA CARNE VIRTUALE. C’È QUINDI UNA TRASFORMAZIONE DEL CORPO E DELL’ASPETTO, PIÙ O MENO TANGIBILE, PIÙ O MENO EFIMERA, NONCHÉ UNA TRASFORMAZIONE DEI CONFINI TRA IL REALE E IL VIRTUALE. NELLA VITA NON HAI SOLO UN CORPO, HAI DEI CORPI, IMMAGINI DI CORPI TUTTE MOLTO DIVERSE, COME LA MATERIA CHE SI TRASFORMA E FERMENTA, HA PIÙ CORPI, UN ASPETTO IN CONTINUA MUTAZIONE. È UN CORPO IN EVOLUZIONE. QUESTE IMMAGINI COMPARSCANO PER TUTTA LA VITA: DALL’IMMAGINE DEL CORPO DELL’EMBRIONE ALLE IMMAGINI-SCULTURE DEL NEONATO, A QUELLE DEGLI ADOLESCENTI, IMMAGINI-SCULTURE DELL’ADULTO, IMMAGINI SCOLPITE DELL’ADULTO E POI DELLE PERSONE ANZIANE, MOLTO ANZIANE E VICINE ALLA MORTE. A OGNI ETÀ UNA NUOVA FERMENTAZIONE PORTA A UNA TRASFORMAZIONE TOTALE, LA NATURA MI DÀ IL SUO ESEMPIO, MI MOSTRA LA VIA DELLA SUA TRASFORMAZIONE. NELLE MIE OPERE È LA STESSA COSA: C’È UNA FERMENTAZIONE E, DA UN GERME ALL’ALTRO, NASCONO LE CREAZIONI. SONO SEMPRE ATTENTO, ALLA RICERCA DI NUOVE CONOSCENZE ATTRAVERSO LA LETTURA DI LIBRI, ARTICOLI, TESI E ASCOLTANDO CONFERENZE, DISCORSI O QUALSIASI ALTRA MANIFESTAZIONE INTELLETTUALE… NEL CAMPO DELL’ARTE, MA NON SOLO, PERCHÉ CREDO CHE UN ARTISTA DEBBA INTERESSARSI A TUTTI I SETTORI DELLA SOCIETÀ. COME HO SEMPRE AFFERMATO A VOCE ALTA, IL CORPO È POLITICO, IL PRIVATO È POLITICO. HO SEMPRE AVUTO VOGLIA DI SCOPRIRE COSE NUOVE, DI ANDARE A CERCARE ALTROVE, AL DI FUORI DEI MIEI AMBITI ABITUALI, PER USCIRE DALLA MIA ZONA DI COMFORT, IMPARARE E RIPARTIRE SEMPRE DA CAPO. TUTTO È CAMBIATO E MI È APPARSO IN UNA NUOVA PROSPETTIVA QUANDO HO SENTITO PARLARE DELLE CELLULE HELA: LA MIA PERCEZIONE DELLO STATO DEL CORPO VIVO E DI QUELLO MORTO, DI COS’È IL CORPO STESSO, DELLA MATERIA DEL CORPO, DI COSA LO COSTITUISCE E DELLA SUA FUNZIONE NELLA SOCIETÀ, TUTTO QUESTO MESSO IN PROSPETTIVA RISPETTO AGLI ESPERIMENTI CONDOTTI DAGLI SCIENZIATI SUI CORPI. LE CELLULE «HELA» SONO CELLULE CANCEROSE CHE POSSONO DIVIDERSI ALL’INFINITO, SI POSSONO QUINDI DEFINIRE IMMORTALI. SONO STATE SCOPERTE IN UN CAMPIONE DI TUMORE PRELEVATO DA UNA PAZIENTE AFFETTA DA CANCRO AL COLLO DELL’UTERO. QUESTA PAZIENTE SI CHIAMAVA HENRIETTA LACKS, È MORTA A CAUSA DI QUESTO TUMORE IL 4 OTTOBRE 1951. DA ALLORA, LE SUE CELLULE HELA (ABBREVIAZIONE DEL NOME DEL LORO OSPITE), CONTINUANO A ESSERE DIFFUSE, MOLTIPLICATE, COLTIVATE E ACQUISTATE IN TUTTI I LABORATORI DEL MONDO. DAL PRELIEVO ORIGINALE, OTTENUTO SENZA IL CONSENSO DI HENRIETTA LACKS, ORA SONO DIVENTATE DACCHÉ DECINE DI TONNELLATE DI CELLULE CHE CONTINUANO A DIFFONDERSI NEL MONDO E NEL TEMPO, NELLA STORIA. CELLULE PATOLOGICHE DI UN CORPO MORTO, IL CUI VOLUME NON SMETTE DI AUMENTARE DAL MOMENTO DELLA SUA MORTE, PUR RIMANENDO BEN VIVE, E CON LE QUALI I RICERCATORI SPERIMENTANO E INNOVANO. DALLA MIA SCOPERTA DELLE CELLULE «HELA» NASCONO MOLTE DELLE MIE OPERE. LA MIA PERFORMANCE «TANGIBLE STRIP-TEASE IN NANO SEQUENZE», PER ESEMPIO, DURANTE LA QUALE HO, TRA LE ALTRE COSE, METTUTO IN COLTURA I MIEI BATTERI, LA MIA FLORA ORALE, LA MIA FLORA INTESTINALE E LA MIA FLORA VAGINALE, POI LI HO MESSI NEL CONGELATORE DI «SUPBIOTECH » CON CUI LAVORAVO PER COLTIVARE IL MIO MICROBIOTA A -80° ACCANTO ALLE CELLULE HELA CON CUI LAVORA QUESTO LABORATORIO. SUP’BIOTECH, GRAZIE ALLE SUE COMPETENZE, ALLA SUA REATTIVITÀ E ALL’IMPEGNO DEI SUOI TEAM, MI HA PERMESSO DI REALIZZARE LE COLTURE MICROBIOTICHE INDISPENSABILI PER QUESTO RISULTATO. LA MAGGIOR PARTE DEI MIEI AUTORITRATTI SONO VISIBILI, LEGGIBILI AI NOSTRI OCCHI; QUESTI NUOVI AUTORITRATTI METTONO IN SCENA IL MIO OLOBIONTE, IL MIO ECOSISTEMA AMBIENTALE. È UN FENOTIPO ESTESO, È L’INVISIBILE CHE CERCO DI RENDERE VISIBILE. È QUASI UN VERO E PROPRIO STRIP-TEASE. HO CHIAMATO MOLTE DELLE MIE OPERE “STRIP-TEASE”, PERÒ RITENGO CHE LO STRIP-TEASE PER UNA DONNA SIA IMPOSSIBILE PERCHÉ SIAMO SEMPRE RIVESTITE DI PREGIUDIZI, DI PREGIUDIZI, DI STEREOTIPI, DI MODELLI, ED È IMPOSSIBILE TOGLIERLI E LIBERARSENE. “STRIP-TEASE SENZA PELLE SCORCIATA” TENTATIVO DI ANDARE OLTRE IN UNO SFORZO CHE ARRIVA FINO ALL’ESTREMO PER LIBERARMI DEI MIEI STRACCI E LA MIA AUTOBIOGRAFIA, ANCORA UNA VOLTA “ORLAN STRIP-TEASE TUTTO SULLA MIA VITA, TUTTO SULLA MIA ARTE” PUBBLICATO DALLE EDIZIONI GALLIMARD. QUESTA OPERA ERA UN NUOVO AUTORITRATTO SOTTO FORMA DI PERFORMANCE BIOTECNOLOGICA IN COLLABORAZIONE CON L’ARTISTA MAËL LE MÉE, UNO SPETTACOLO CHE ABBIAMO CREATO INSIEME E PRESENTATO PIÙ VOLTE, SEGUENDO SEMPRE LO STESSO PROTOCOLLO. NELLA SALA, IL PUBBLICO INDOSSAVA TUTE PROTETTIVE DA LABORATORIO BIANCHE. INDOSSAVANO ANCHE UNA MASCHERINA E GUARDAVANO LE IMMAGINI PROIETTATE DEL MIO STESSO MICROBIOTA. PER TUTTA LA DURATA DELLO SPETTACOLO, IL PUBBLICO AVEVA IN MANO GRANDI PISTILLE QUADRATE IN CUI C’ERA LA COLTURA DEI MIEI BATTERI, DELLE MIE DIVERSE FLORE. POI MI FACEVO UN PRELIEVO DI SANGUE IN PUBBLICO, COLORATO IN MODO DA DIVENTARE FLUORESCENTE, CHE CIRCOLAVA IN UNA PROBETTA LUNGA 70 METRI NELLA SALA, SOTTO LA LUCE NERA, PASSANDO DI MANO IN MANO TRA GLI SPETTATORI PARTECIPANTI. IL MIO CORPO SI MUOVEVA PER LA SALA, DI MANO IN MANO E DI CORPO IN CORPO. IL MIO OLOBIONTE E QUELLO DI TUTTI COLORO E COLLEI CHE LAVORANO CON ME FORMANO UN META-ORGANISMO POPOLATO DA MIGLIAIA DI ALTRI ORGANISMI, ALTRI ESSERI VIVENTI, ALTRI GERMI E POTENZIALI FERMENTI. MI RIDEFINISCONO, A VOLTE SENZA CHE ME NE RENDIA CONTO. IO SONO IL LORO ORGANISMO PRINCIPALE. LE MIE LETTURE FANNO PARTE DEL MIO OLOBIONTE. DELEUZE E GUATTARI NE PARLAVANO CON IL TERMINE DI «INTERCESSORI». I FERMENTI SI INSERISCONO IN OGNI PENSIERO E NUOVE ESPRESSIONI EBBOLLENTI CREANO NUOVE FORME. LA FERMENTAZIONE È, IN EFFETTI, UN PROCESSO IN CONTINUO MOVIMENTO, UNA MUTAZIONE, UNA MODIFICA DELLA MATERIA PER CREARE QUALCOSA DI COMPLETAMENTE NUOVO. FERMENTA, BOLLE, LA CHIMICA AGISCE, SI GONFIA, SI GASSIFICA. NELL’ARTE E ATTRAVERSO L’ARTE, LE ALCHIMIE CONCETTUALI AGISCONO DALLA SERENDIPITÀ ALLE MIE SCELTE DECISIONALI.
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ORLAN, “USCIRE DALLA NOTTE DEI TEMPI”
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Su proposta di Leïla Voight, Il Grande Museo del Mondo Maya mi ha invitata a creare delle opere ispirandomi alla sua collezione di statue Maya. Ne sono davvero onorata e grata. Ho accettato per amore, rispetto e per il desiderio, da artista, di capire le opere di civiltà diverse da quelle delle mie origini culturali. Non essere più etnocentrista, essere aperta agli altri e alla diversità significa anche arricchirsi di questi magnifici patrimoni culturali. Queste opere sono davvero di grande impatto e le ammiro tantissimo! Mi piacerebbe poter incontrare gli artisti che li hanno ideati! Mi piace combinare e far coesistere epoche diverse, immergermi nelle sue opere che provengono da un’altra epoca e cercare di ridare loro corpo e vita, risvegliarle in un certo senso e lasciarmi trasportare dai loro misteri con infinito rispetto. “Il vero mistero del mondo è il visibile, no l’invisibile” diceva Oscar Wilde. Queste statue rappresentano persone vere che sono davvero esistite. Mi avvicino a loro, mi sento vicino a loro. Come esseri umani abbiamo un DNA quasi identico. Mi aiutano a ricostruirmi, mi penetrano, mi trasformano; io le accolgo e loro mi accolgono. È un’ospitalità reciproca; è un incontro. Mi aiutano a liberarmi dal mio egocentrismo. Sono benevole, e lo sono anch’io. A tentoni ci cerchiamo, ci scambiamo idee, impariamo le une dalle altre. Sono incantata da questa gioia visiva che nasce dall’ibridazione, cioè dall’incontro. Senza di loro, senza di me, non sarebbe potuto nascere quel momento di grazia della creazione in un terzo CORPO-OPERA. Senza queste due realtà che si incontrano, si fondono, si cimentano nel dialogo e senza questo bellissimo scambio, l’opera non avrebbe potuto esistere. Questo incontro abbatte i muri di ghiaccio tra le culture, tra le arti. Ho sempre voluto uscire dagli schemi e abbattere i muri tra le pratiche artistiche. Qui attraverso la scultura e la fotografia digitale, tra i colori della pelle, tra i sessi, tra il passato e il presente, tra uomini e donne, tra le generazioni, tra chi crede e chi non crede…Abbattere questi muri di ghiaccio significa anche comprendere la lezione del Barocco, dove tutto si basa sul “e”. La cultura cristiana ci chiede di demonizzare una delle due parti, costringendoci a scegliere tra il bene e il male. Il Barocco, invece, ci mostra Santa Teresa che gode della freccia dell’angelo in un’estasi “e” erotica ed estatica. Lacan ne ha parlato molto. Il Barocco sostituisce il “o” con il “e”. Non sono i Maya “o” io, ma i Maya “e” io. Illustro questo concetto nelle mie nuove opere, che non avrebbero potuto nascere senza i Maya, senza quel “e” che abbatte la dicotomia tra il bene “o” il male, rendendoli amici e complementari, creativi e generatori di una nuova forma proprio abbracciando l’opposizione. Questo scambio mi arricchisce, mi trasforma. Allo stesso modo, i Maya si sono fusi con gli Olmechi, i loro predecessori. Per me è importante che nell’opera finale si possano riconoscere la statuaria e la scultura maya, per rendere omaggio a loro e agli artisti anonimi che le hanno create. Artisti che, come me, cercano di creare opere che riflettano la loro epoca. Non volevo che ci fosse una fusione, ma che, in un rito d’amore, nascesse una nuova creazione senza danneggiare né l’uno né l’altro. Sono a favore delle identità nomadi, mutevoli e in continua evoluzione. La crisi d’identità genera conflitti, guerre…
Uscire dal buio Uscire dall’ombra Uscire dalla notte dei tempi Riaffioramento, riaffioramento Un altro aspetto Una seconda possibilità Entrare in un altro mondo Riapparizione Rinascimento Riorganizzazione Intesa come una partitura Di musica, immagini e suoni Benevolenza e reinterpretazione Proprio come un vero bacio da artista Con il suo modo di esprimersi, ti colpisce dritto al cuore Il peso degli anni Lo spessore delle pareti Di secolo in secolo Uscire dagli schemi Rompere le sbarre della gabbia Uscire dall’ombra Uscire dal buio Uscire dalla notte dei tempi*
Le sue opere, emerse dalle viscere della terra, sono state realizzate da artisti e sono fatte di materiali durevoli, come la giada e la pietra… materiali in grado di attraversare il tempo e quindi di essere ammirate di cultura in cultura, di eredità in eredità. Mostrarsi significa correre il rischio dell’interpretazione, della traduzione da parte di altri che devono decifrare un messaggio proveniente da lontano. È una bottiglia lanciata in questo mare del tempo attraverso i secoli, destinata ad altre civiltà. * Testo della canzone “Sortir du noir”, ORLAN con Kat May, Il lento dell’artista, 2023 |
2021
ORLAN, “ORLAN: Strip-tease, tutto sulla mia vita, tutto sulla mia arte“, Gallimard.
2011
ORLAN, “Questo è il mio corpo. . . questo è il mio programma“, postfazione di Maria Bonnafous-Boucher, Al Dante Aka, Collana Cahiers du Midi – Collana dell’Accademia Reale di Belle Arti di Bruxelles, Bruxelles.
2007
ORLAN, “Pomme Cul et petites fleurs“, Baudoin Janninck, Parigi, Francia.
1999
ORLAN, “ORLAN“, Alliance Française, Buenos Aires, Argentina.
1998
ORLAN, “Un’opera di ORLAN“, Muntaner, Marsiglia.
1984
ORLAN, “Viva! 1979-1983, Cinque anni di performance artistiche a Lione“, Comportamento, Ambiente, Performance, pp. 11-14, Lione, Francia
1967
ORLAN, “Prosésies écrites“, prefazioni di Henri Simon Faure e Lell Boehm, illustrazioni di J. M. P., Tipografia Litografica Peagno, Saint-Étienne, Francia