Disegni, Inclinazione, Pennello, Instituto Google, 2016
Il Google Institute ha proposto a ORLAN di provare un nuovo strumento tecnologico che permette di creare disegni luminosi nello spazio. L’artista realizza una serie di autoritratti surreali in movimento.
Disegni preliminari dell’ORLANoïde, 2014
Autoritratto con il sangue, realizzato durante la settima operazione-performance chirurgica, 1993
Il 30 maggio 1990, in una chiesa sconsacrata chiamata “All Saints” a Newcastle, in Inghilterra, ORLAN annuncia, durante una performance-rituale inaugurale, la sua decisione di intraprendere le Operazioni-Chirurgiche-Performance leggendo il suo manifesto dell’Arte Carnale che aveva scritto nel 1989.
LA REINCARNAZIONE DI SANTA ORLAN O IMMAGINI NUOVE – IMMAGINI CHIAMATE OPERAZIONI – INTERVENTI CHIRURGICI – PERFORMANCE, è una serie di 9 performance realizzate da ORLAN tra il 1990 e il 1993 a Parigi, a Bruxelles e a New York. ORLAN ha creato questa serie per stravolgere la chirurgia dalle sue solite pratiche di miglioramento e ringiovanimento e per eseguire interventi chirurgici che non dovevano portare bellezza, ma bruttezza, mostruosità, indesiderabilità.
L’idea centrale di questi interventi chirurgici era quella di combattere gli stereotipi, i modelli prestabiliti. ORLAN non è contro la chirurgia estetica, ma contro l’uso che se ne fa. Usa quindi questa tecnica per inventare un “io che mi amo”, sfidando la maschera dell’innato. La prima condizione concordata con i vari chirurghi era l’assenza di dolore, perché ORLAN è a favore del CORPO-PIACERE. Per ogni performance, ORLAN decorava la sala operatoria, che con questo gesto diventava il suo studio d’artista. Lei e tutto il personale medico indossavano costumi realizzati da uno stilista di fama che collaborava con l’artista. Le performance erano accompagnate da letture e, quando il gesto operatorio lo permetteva, ORLAN produceva immagini, realizzava film, video, foto, disegni con il suo sangue e le sue dita, reliquiari con il proprio grasso e la propria carne, una sorta di «sindoni» realizzati con il proprio sangue essiccato e la garza medica proveniente dall’intervento, sulla quale ha effettuato dei trasferimenti fotografici, e oggetti poi esposti in musei e gallerie.
La settima performance-intervento chirurgico, intitolata “Omniprésence”, si è svolta il 21 novembre 1993 a New York in collaborazione con la Sandra Gering Gallery.
Durante questa operazione, ORLAN è stata operata dalla chirurga femminista dott.ssa Marjorie Kramer e vestita dalla stilista Lan Vu e dal suo team. I fotografi erano Robert Puglisi e Vladimir Sichov per Sipa-Press (le foto sono libere da diritti d’autore).
Tra il team medico e quello dello STUDIO ORLAN c’era una donna specializzata nella lingua dei segni per non udenti e ipoudenti, e questa figura era lì per ricordarci che tutti noi, in certi momenti, siamo non udenti e ipoudenti. La sua presenza in sala operatoria metteva in scena un linguaggio del corpo. C’erano anche, come assistente, Raphaël Cuir, il videomaker Tom Klinkowstein che si occupava della trasmissione via satellite, Sophie Thompson si occupava della traduzione in inglese e la famosa conduttrice di punta dell’epoca, Connie Chung, che aveva chiesto di stare in sala operatoria con ORLAN e ha realizzato un servizio completo trasmesso dalla CNN nel telegiornale delle 20:00. È venuta in Francia per assistere al matrimonio di ORLAN con Raphaël Cuir in Sologne.
Durante questo intervento leggendario, ORLAN si è fatta inserire delle protesi in silicone solido, che di solito si mettono sugli zigomi per accentuarli, su entrambi i lati della fronte. L’idea era quella di fare un intervento che non dovesse conferire bellezza, ma al contrario creare un effetto sgradevole, quasi mostruoso. ORLAN ha voluto dimostrare che la bellezza è un diktat dell’ideologia dominante in un determinato contesto geografico e storico nel corso del tempo. Queste protuberanze sono diventate strumenti di seduzione. ORLAN dice: «È la mia decappottabile».
Questa performance è stata trasmessa in diretta via satellite grazie a Christian Vanderborght al Centro Georges Pompidou di Parigi, al Centro Mac Luhan di Toronto, al Centro multimediale di Banff in Canada, in Belgio, in Germania, in Lettonia, in Giappone, nei Paesi Bassi, a New York, a Santa Monica e in Francia a Nizza e a Lione. Gli spettatori e le spettatrici potevano quindi seguire l’operazione da diversi paesi del mondo e porre domande alle quali ORLAN rispondeva in diretta non appena il gesto operatorio glielo permetteva. Tra i partecipanti alla trasmissione via satellite al Centre Georges Pompidou c’erano, tra gli altri, Gladys Fabre, Jean-Paul Fargier, Christian Vanderborght e François Barré, presidente del Centro.
Disegno preliminare dei costumi per l’Operazione-chirurgica-performance n. 1, detta “L’Unicorno”, 1990.
Il 30 maggio 1990, in una chiesa sconsacrata chiamata “All Saints” a Newcastle, in Inghilterra, ORLAN annuncia, durante una performance-rituale inaugurale, la sua decisione di intraprendere le Operazioni-Chirurgiche-Performance leggendo il suo manifesto dell’Arte Carnale che aveva scritto nel 1989.
LA REINCARNAZIONE DI SANTA ORLAN O IMMAGINI NUOVE – IMMAGINI CHIAMATE OPERAZIONI – INTERVENTI CHIRURGICI – PERFORMANCE, è una serie di 9 performance realizzate da ORLAN tra il 1990 e il 1993 a Parigi, a Bruxelles e a New York. ORLAN ha creato questa serie per stravolgere la chirurgia dalle sue solite pratiche di miglioramento e ringiovanimento e per eseguire interventi chirurgici che non dovevano portare bellezza, ma bruttezza, mostruosità, indesiderabilità.
L’idea centrale di questi interventi chirurgici era quella di combattere gli stereotipi, i modelli prestabiliti. ORLAN non è contro la chirurgia estetica, ma contro l’uso che se ne fa. Usa quindi questa tecnica per inventare un “io che mi amo”, sfidando la maschera dell’innato. La prima condizione concordata con i vari chirurghi era l’assenza di dolore, perché ORLAN è a favore del CORPO-PIACERE. Per ogni performance, ORLAN decorava la sala operatoria, che con questo gesto diventava il suo studio d’artista. Lei e tutto il personale medico indossavano costumi realizzati da uno stilista di fama che collaborava con l’artista. Le performance erano accompagnate da letture e, quando il gesto operatorio lo permetteva, ORLAN produceva immagini, realizzava film, video, foto, disegni con il suo sangue e le sue dita, reliquiari con il proprio grasso e la propria carne, una sorta di «sindoni» realizzati con il proprio sangue essiccato e la garza medica proveniente dall’intervento, sulla quale ha effettuato dei trasferimenti fotografici, e oggetti poi esposti in musei e gallerie.